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L’Alto Adige dopo il 1918
L’Alto Adige dopo il 1918
Los von Trient!

La Südtiroler Volkspartei (SVP), il partito di raccolta sudtirolese nato alla fine della guerra, collaborò per diversi anni all’interno del governo regionale con l’altra grande forza politica, la Democrazia Cristiana dominante in Trentino. La SVP chiese però ripetutamente che le competenze fossero esercitate separatamente dalle due province, di Bolzano e di Trento. Contro quest’interpretazione dello Statuto (art. 14) si pronunciò la Corte Costituzionale nel 1957.
Ritornata alla sua piena sovranità (1955), la Repubblica austriaca aveva intanto inviato note di protesta all’Italia sulla mancata attuazione dell’accordo di Parigi. Nell’autunno del 1957 si diffuse la notizia dello stanziamento di fondi statali per la costruzione di migliaia di appartamenti popolari a Bolzano. Ciò fu interpretato come la conferma della volontà del governo italiano di «sommergere» numericamente il gruppo tedesco con l’arrivo incontrollato di nuovi italiani. Fu l’occasione per la grande manifestazione di Castel Firmiano, organizzata dalla SVP il 17 novembre 1957. Guidata dal nuovo leader Silvius Magnago al motto «Los von Trient» ( «Via da Trento»), l’adunata diede inizio ad una nuova fase di lotta. Obiettivo dichiarato fu la conquista di nuova autonomia per la provincia di Bolzano, separata da Trento. Seguirono trattative tra Italia e Austria, che però inizialmente non diedero alcun risultato. La questione altoatesina fu quindi presentata dall’Austria alla discussione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (nel 1960 e 1961). Le risoluzioni dell’ONU invitarono i due Stati a riprendere le trattative, aggiungendo che, nel caso queste fossero fallite, si sarebbe potuto far ricorso alla Corte internazionale dell’Aja.

Nel frattempo era cominciata l’attività di gruppi sudtirolesi ed austriaci che vedevano negli attentati un mezzo per destare l’attenzione politica e dell’opinione pubblica intorno alla questione sudtirolese. Si moltiplicarono gli attentati esplosivi, soprattutto a tralicci elettrici e ferroviari, monumenti, luoghi simbolici, cantieri di case popolari. L’azione più clamorosa fu condotta nella notte fra l’11 e il 12 giugno 1961 (“notte dei fuochi”), in cui furono danneggiate decine di tralicci dell’alta tensione in vari punti della provincia. Lo stato italiano reagì con una “militarizzazione” del territorio. Passate nelle mani di circoli dell’estrema destra austriaca e germanica, le azioni terroristiche, che fino ad allora avevano cercato di risparmiare vite umane, si fecero sempre più cruente e provocarono diverse vittime, soprattutto tra militari e forze dell’ordine.