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L’Alto Adige dopo il 1918
L’Alto Adige dopo il 1918
Autonomia modello

Il principio che ispirava il secondo Statuto d’Autonomia era il passaggio a una «tutela attiva» della minoranza di lingua tedesca (e ora anche di quella ladina). In altre parole, lo Stato adottava delle misure specifiche - alcune delle quali si presentavano anche come “eccezioni” rispetto a principi della Costituzione - per promuovere lo sviluppo della minoranza in ogni campo: culturale, economico e sociale. La lingua tedesca fu parificata a quella italiana in tutti gli ambiti del rapporto tra i cittadini e lo Stato (anche nei tribunali). Nel 1976 furono emanate le norme di attuazione sulla cosiddetta «proporzionale etnica» e sul requisito del bilinguismo per l’accesso agli impieghi pubblici in provincia.
Nel 1981 si svolse il primo censimento con l’obbligo di dichiarazione nominativa di appartenenza ad uno dei tre gruppi linguistici (italiano, tedesco o ladino). In seguito sono state introdotte alcune modifiche per rendere meno “rigida” tale dichiarazione:
- la possibilità di dichiararsi di «altro gruppo linguistico» e di «aggregarsi» ad uno dei tre gruppi ai fini dei tanti effetti giuridici connessi alla dichiarazione;
- l’anonimità delle future dichiarazioni;
- la riservatezza dei dati.

In tutti questi anni l’autonomia altoatesina si è accresciuta di ulteriori competenze, in ambito economico, sociale e culturale. Nell’ottobre del 1997 è stata fondata la Libera Università di Bolzano con sede a Bolzano e Bressanone.
Anche grazie agli sviluppi dell’integrazione europea, la provincia di Bolzano collabora con le regioni limitrofe per la soluzione di problemi comuni ai territori alpini. Dal 1972 fa parte dell’Arge-Alp (Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine). Dal 1994 inizia a svilupparsi il progetto della cosiddetta «Euregione Tirolo», che raggruppa il Tirolo austriaco, l’Alto Adige-Südtirol e il Trentino.
Nel 2001, nell’ambito della riforma di una parte della Costituzione italiana (il «Titolo V») sono state apportate anche alcune modifiche allo Statuto di Autonomia. È stata sancita la priorità delle Province di Bolzano e Trento rispetto alla Regione: prima era la Regione che «comprendeva» le due Province; adesso sono le Province che «compongono» la Regione.
I consiglieri non vengono più eletti come consiglieri del Consiglio regionale, ma in qualità di consiglieri provinciali, sulla base di leggi elettorali definite dalla provincia stessa. Tale disposizione è stata attuata già nel 2003, in occasione delle ultime elezioni del Consiglio provinciale. Altre modifiche hanno avuto lo scopo di garantire la rappresentanza politica del gruppo ladino.

La provincia di Bolzano trattiene circa i 9/10 delle entrate tributarie (le tasse) che lo Stato riscuote sul suo territorio e può disporne liberamente, secondo i programmi da lei stessa determinati (autonomia finanziaria). L’uso delle risorse garantite dell’autonomia hanno prodotto da decenni ottimi risultati economici, che collocano la provincia nelle posizioni “alte” della classifica europea, per reddito pro-capite, occupazione, qualità della vita, dei servizi pubblici, etc. Questi benefici si sono estesi a tutti e tre i gruppi linguistici della provincia. L’economia di questa terra riesce anche ad accogliere sempre più numerosi lavoratori provenienti dall’estero, sia dall’Europa che da altri continenti (Africa, Asia).

Capita spesso che osservatori internazionali parlino dell’autonomia altoatesina come di un modello di soluzione per quelle situazioni in cui ci siano minoranze nazionali e conflitti tra gruppi etnici e linguistici. I modelli non sono facilmente “esportabili”, ma certamente la storia dell’Alto Adige-Südtirol può rappresentare un esempio riuscito di come la via del dialogo (e del compromesso) porti maggiori frutti di quella della contrapposizione e della chiusura.