
Nei secoli che seguirono la caduta dell’impero romano d’occidente il territorio fu soggetto a stanziamenti ed influenze di diverse popolazioni: i Bavari (o Bajuvari) da nord, i Franchi da ovest (Val Venosta), gli Slavi da est e i Longobardi da sud.
Già prima della nascita del Sacro Romano Impero di Carlo Magno (800 d. Cr.) l’intera regione era passata sotto il dominio del Franchi, che avevano sconfitto Longobardi e Bavari. Sotto gli imperatori germanici le valli altoatesine divennero ancor più importanti di prima come canale di comunicazione tra la Germania e l’Italia. Gli imperatori vi passarono spesso coi loro eserciti, per farsi incoronare (a Pavia e a Roma) e per sorvegliare i comuni “ribelli” dell’Italia settentrionale. Proprio per garantirsi il controllo su queste valli, gli imperatori le concessero in feudo ai fidati vescovi locali, di Trento e di Bressanone. Essi diventarono quindi principi-vescovi; avevano cioè autorità e poteri non solo religiosi ma anche politici. Per amministrare i grandi territori a loro sottoposti, i principi-vescovi li affidavano a loro volta a delegati, vassalli («advocati» in latino). Questi vassalli appartenevano in genere alle famiglie più importanti della regione, che avevano uomini armati al loro servizio e vasti possedimenti privati: gli Andechs (valle dell’Inn e dell’Isarco), gli Appiano (Bolzano e Oltradige), i Gorizia (Val Pusteria e Tirolo orientale) e i Tirolo, che presero il nome dal castello che si erge sopra Merano. Questo castello è oggi la sede del Museo storico-culturale provinciale.
