L’Alto Adige dopo il 1918
L’Alto Adige dopo il 1918
Le esplosioni ed il Pacchetto
La cosiddetta “stagione delle bombe” riuscì a ritardare ma non ad impedire il cammino delle trattative politiche. Dal 1961 al 1964 lavorò una commissione istituita dal governo italiano (la «commissione dei 19»); essa produsse una relazione che conteneva proposte, accolte poi nel «Pacchetto di provvedimenti per l’Alto Adige». Quest’ultimo fu offerto dall’Italia all’approvazione dell’Austria e, soprattutto, della SVP. Ormai l’Austria, desiderosa di entrare nella Comunità europea, premeva perché la controversia con l’Italia fosse risolta. La proposta italiana “allargava” e ampliava le concessioni del primo Statuto e soprattutto trasferiva alle distinte province di Bolzano e Trento le competenze più importanti della Regione.
Nel 1964 anche la Chiesa sembrò dare un segnale alla politica. Sino ad allora buona parte della provincia di Bolzano era compresa nella diocesi di Trento (i «decanati tedeschi»). In quell’anno furono ridefiniti i confini delle diocesi di Trento e di Bolzano-Bressanone, in modo da farli coincidere con quelli amministrativi delle due Province.
In un sofferto congresso straordinario, il 22 novembre 1969, la SVP accettò il Pacchetto con stretta maggioranza. Approvato dal Parlamento italiano, il secondo Statuto di Autonomia entrò in vigore nel 1972. Rimaneva ancora il difficile compito di elaborare e approvare le tante norme di attuazione che dovevano tradurre in leggi i principi dello Statuto. Per questo vennero istituite apposite commissioni: quella «dei dodici» per le questioni regionali e quella «dei sei» per le questioni della sola provincia di Bolzano. Questa fase, che si sarebbe dovuta concludere in pochi anni, durò invece un ventennio.
Soltanto nel 1992, infatti, il Pacchetto poté considerarsi “chiuso” con l’emanazione delle ultime norme di attuazione. L’Austria e l’Italia presentarono così al segretario dell’ONU la dichiarazione di chiusura della controversia sull’Alto Adige aperta nel lontano 1960. Oggi l’autonomia di questa provincia è considerata in tutto il mondo un modello di soluzione per territori che presentino conflitti etnici.